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Fortebraccio x Academia

Fortebraccio
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  FRANCESCO MALLEGNI * BIOLOGIA DELLE SPOGLIE MORTALI DI BRACCIO FORTEBRACCIO DA MONTONESi tratta dello studio antropologico e della interpretazione degli aspetti patologici rilevabili sui restischeletrici di uno dei più spietati capitani di ventura italiani della seconda metà del XIV secolo d.C.Braccio, conosciuto come Fortebraccio da Montone, fu un discendente di una famiglia nobile perugina. B REVE   STORIA   DI  A  NDREA  B RACCIO , DETTO   POI  F ORTEBRACCIO Suo stemma Fortebraccio nasce a Perugia (Fabretti, 1842) nel 1368 dai nobili Oddo Fortebracci, conte di Montone,e Giacoma Montemelini. Come primo approccio alla futura carriera militare diviene paggio nellacompagnia di ventura di Guido d’Asciano; a causa dell’esilio della famiglia Braccio decide di entrarenella compagnia di ventura di San Giorgio capitanata da Alberico di Barbiano, conte di Cunio e quiconosce Muzio Attendolo Sforza suo futuro rivale (Ceccopieri Baruti, 1993). Inizia così una vita pericolosissima fatta di intrighi, battaglie, duelli e anche lesioni delle più devastanti quali costellano le peripezie di un “capitano di ventura”. Ne passiamo a rassegna alcune che hanno lasciato dell’uomouna fama molto spesso più che sinistra. Dal 1390 è al soldo dei Montefeltro contro i Malatesta con unacompagnia di una quindicina di cavalieri (Milli, 1979). Nel 1391 pare che rimanga ferito ad unagamba nell’assalto alla rocca di Fossombrone (si dice che ne rimase poi leggermente claudicante). Nel1395 combatte per Alberico da Barbiano, nel regno di Napoli dove incontra ancora lo Sforza. Nel1397 passa al soldo di Firenze con 30 uomini d'arme. Nel 1398 è con la Chiesa nella guerra controPerugia: alla morte di Michelotti (signore della città), Braccio attacca la città che l'ha esiliato e devastail territorio di Assisi; lo scopo è quello di conquistare Perugia, operazione che non ha successo. Nel1402, alla morte di Gian Galeazzo Visconti combatte a favore dello Stato Pontificio contro i viscontei. Nel 1403 papa Bonifacio IX, accordandosi con il ducato di Milano, controlla Bologna, Perugia edAssisi e permette ad una fazione di nobili perugini (i Raspanti) di ottenere che i fuoriusciti (quindi,compreso Braccio) non possano avvicinarsi a meno di venti miglia dalla città (Brizzi, 2006). Nel 1404 *   Già ordinario di Paleoantropologia, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Pisa.  Braccio combatte per conto di Alberico da Barbiano, conte di Cunio, contro Faenza e lo StatoPontificio; è una delle sue imprese ricordata come esempio della sua perizia nell'arte della guerradovuta anche alla costruzione di tre ponti sul fiume Reno (per trincerarsi oltre le sponde e cosìresistere agli assalti delle truppe papali); per questo Braccio ottiene il titolo di cavaliere e il diritto diinserire nel suo stemma le insegne del conte di Cunio. Nel 1407, con una compagnia di venturaformata da esuli perugini, pone la sua base a Sansepolcro e per finanziarla assale e taglieggia i territoridel contado romagnolo e dell'alta valle del Tevere; passa presso Fermo al servizio di Ladislaod’Angiò, re di Napoli. Nel giugno del 1414 viene accolto con tutti gli onori a Firenze e con lei siglaun'alleanza di dieci anni. Il 12 luglio 1416 combatte contro Perugia difesa da Carlo Malatesta; loscontro, molto duro, avviene a Sant’Egidio ed è vinto da Oddo. Ottiene ancora vittorie contro Perugia,Todi, Narni e quindi Orvieto e Terni (delle ultime due diviene reggitore). Il papa Martino V gli mettecontro lo Sforza e Guidantonio da Montefeltro, tra loro imparentati, ma da lui entrambi sconfitti. Il 14marzo 1419 a Firenze trova un accordo con il papa per la riconquista di Bologna (verrà infattioccupata), ma poco dopo lasciata; Braccio si ritira a Perugia, senza occupare i territori dei Montefeltro(Ascani, 1965). Nel   1424 viene nominato gran connestabile del regno di Napoli, e feudatario di Capuae di Foggia per aver parteggiato per Alfonso V d’Aragona contro gli Angioini. Muore nel giugno del 1424 per una grave ferita durante una battaglia che si svolge all’Aquila o ancheassassinato da Ser Andreasso Castelli (quest’ultimo avrebbe così vendicato i suoi stretti parenti,nonno, padre e due zii, strangolati molto tempo prima per volere di Braccio). Dato il suo stato discomunicato,a causa del suo aiuto a Giovanna II regina di Napoli, il papa ordina che le spoglie diBraccio vengano sepolte in terra sconsacrata; qui rimangono fino al 1432; in seguito vengonotumulate nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia (Milli, 1979) dove nel 2006 avviene l’ultima ricognizione che ha permesso in seguito la presente analisi antropologica.L A   RICOGNIZIONE   DELLE   SPOGLIE    NEL  2006 E   LE   LORO   ANALISI   ANTROPOLOGICHE .Come precedentemente accennato, negli ambienti della sagrestia della chiesa di San Francesco alPrato, nel 2006 è stata aperta la cassa lignea quattrocentesca (Fig 1) contenente le spoglie mortali diFortebraccio da Montone che nel tempo avevano subito varie visite (dislocazioni e ricognizioni),l’ultima delle quali avvenne nel 1908. Nell’ultima ricognizione è stata eseguita una serie di foto adocumentazione dell’evento e a corredo del presente scritto.Con i resti scheletrici, indicati come appartenenti a Fortebraccio, si è rinvenuto anche un tubo dimetallo con tanto di sigillo in ceralacca là depositato alla fine della ricognizione precedentementedefinita; all’apertura di questo è apparso un foglio con una serie di firme di coloro che la eseguirono(Figg. 4 a, b, c, 6).  Fig. 1. Cassa in cui si conservavano i resti scheletrici di Fortebraccio. a b Fig. 2.  Lati corti (a) di sinistra e (b) di destra rispetto alla parte anteriore della cassa. Fig. 3.  Epigrafe funebre sulla cassa di Braccio da Montone - “HOSPES/ LEGE ET LUGE./PERUSIAE NATU(m) MONTONIUM ME EXULE(m) EXCEPIT,/ MARS PATRIA(m), U(m)BRIA(m) ET CAPUA(m) MIHI SUBEGIT, ROM<A>/PARUIT, ITALIA THEATRU(m), SPECTATOR ORBIS FUIT,/ AT AQUILA CADE(N)TE(m) RISIT, QUE(m) PATRIA LUGENS/ BREVI HAC URNA TEGIT. EHEU, MARS EXTULIT/ MORS SUBSTULIT/ ABI” che tradotta recita“O FORESTIERO, LEGGI E PIANGI. NATO A PERUGIA, MONTONE MI ACCOLSE ESULE, MARTE MI SOTTOMISE  LA PATRIA, L’UMBRIA E CAPUA, ROMA MI UBBIDÌ, L’ITALIA FU IL TEATRO, SPETTATORE IL MONDO.   L’AQUILA SI RALLEGRÒ DELLA CADUTA DI ME, CHE LA PATRIA PIANGENDO CELA IN QUESTA PICCOLAURNA. AHIMÈ, MARTE INNALZÒ, LA MORTE PORTÒ VIA. VAI PURE.” Fig. 4.  Disposizione dei resti ossei nella cassa.   a b cFig. 5 . Idem della Fig. 4 precedente a seconda del punto di osservazione. a bFig. 6 a - Tubo in piombo contenente il verbale della ricognizione del 1908    Fig. 6 b - Lo scritto riporta le firme di coloro che assistettero all’apertura della cassa E LENCO   DEL   MATERIALE   OSSEO   PRESENTE È stata realizzata una siluetta standard (Fig. 7) di uno scheletro visto in norma anteriore, con il cranionelle quattro norme canoniche e con le ossa delle mani e dei piedi leggermente ingrandite per poter segnare in nero le parti mancanti.Si è ritenuto opportuno comunque affiancare a detta siluetta un elenco delle porzioni ossee ancoraconservate (e quindi in bianco sulla silhouette) in modo da avere un ulteriore e sicuro riscontro diquali sono veramente i reperti ossei del condottiero di cui noi attualmente disponiamo. Diamocomunque pure una dettagliata descrizione dello stato di conservazione dello scheletro in aggiunta allasiluetta di cui sopra. Fig. 7. Siluetta scheletrica in cui le parti im nero sono ossa mancanti. Cranio : mancano le ossa zigomatiche, le nasali, il processo frontale del mascellare superiore sinistro,tutti i denti (caduti post morte). Post craniale: scheletro del torace - mancano la III e la VI cervicali , la I e la II toracica, la V lombaree il sacro con le coccigee. Presenti gran parte delle coste.
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