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mondoperaio rivista mensile fondata da pietro nenni 6 giugno 2018

mondoperaio rivista mensile fondata da pietro nenni 6 giugno 2018
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  sommario  / / / / mondoperaio 6/2018 >>>> sommario mondoperaio rivista mensile fondata da pietro nenni 6 giugno 2018   Direttore Luigi Covatta Comitato di direzione Gennaro Acquaviva, Alberto Benzoni,Luigi Capogrossi, Simona Colarizi,Antonio Funiciello, Elisa Gambardella,Pio Marconi, Tommaso Nannicini,Corrado Ocone, Luciano Pero, Cesare Pinelli,Mario Ricciardi, Stefano Rolando. Segretaria di redazione Giulia Giuliani Collaborano a Mondoperaio Mario Abis, Paolo Allegrezza, Giuliano Amato,Salvo Andò, Valentino Baldacci, GiuseppeBarbalace, Marco Benadusi, Luigi Berlinguer,Francesco Bragagni, Giampiero Buonomo,  Nicola Cacace, Domenico Cacopardo, MarcoCammelli, Luigi Campagna, Sabino Cassese, Giuliano Cazzola, Stefano Ceccanti, PierluigiCiocca, Zeffiro Ciuffoletti, Giovanni Cominelli,Edoardo Crisafulli, Nadio Dellai, AlessandroDella Casa, Antonello De Oto, Mario De Pizzo, Giuseppe De Rita, ValentinoDi Giacomo, Danilo Di Matteo, GiovanniEmiliani, Vittorio Emiliani, Ugo Finetti, RenatoFioretti, Aldo Forbice, Valerio Francola, GianBiagio Furiozzi, Ernesto Galli della Loggia,Tommaso Gazzolo, Marco Gervasoni, GustavoGhidini, Vittorio Giacci, Francesco Giacobone,Hedwig Giusto, Ugo Intini, Luigi Iorio, FrancoKarrer, Pia Locatelli, Nicla Loiudice, GianpieroMagnani, Claudia Mancina, Michele Marchi,Carlo Marsili, Ludovico Martello, MaurizioMartina, Fabio Martini, Gianvito Mastroleo,Enzo Mattina, Guido Melis, Matteo Monaco,Riccardo Nencini, Francesco Nicodemo,Andrea Orlando, Vincenzo Paglia, PieroPagnotta, Vito Panzarella, Giuliano Parodi,Emanuele Pecheux, Luciano Pellicani, ClaudioPetruccioli, Guido Plutino, Marco Plutino,Filippo Poleggi, Gianfranco Polillo, PaoloPombeni, Emanuele Ranci Ortigosa, FrancescoRispoli, Antonio Romano, Salvatore Rondello,Lino Rossi, Francesco Ruvinetti, GianfrancoSabattini, Michele Salvati, Giulio Sapelli, GianFranco Schietroma, Giovanni Scirocco, LuigiScoppola Iacopini, Eugenio Somaini, CelestinoSpada, Raffaele Tedesco, Luca Tentoni,Sabatino Truppi, Roberto Tufano, VannaVannuccini, Salvatore Veca, Luciano Violante,Giorgio Vittadini, Bruno Zanardi, Nicola Zoller.  Direzione, redazione, amministrazione, diffusione e pubblicità 00186 Roma - Via di Santa Caterina da Siena, 57tel. 06/68307666 - fax 06/68307659mondoperaio@mondoperaio.netwww.mondoperaio.net  Impaginazione e stampa Ponte Sisto - Via delle Zoccolette, 25 - 00186 Roma© Mondoperaio Nuova Editrice Mondoperaio Srl  Presidente del Consiglio di Amministrazione Oreste PastorelliRiproduzione vietata senza l’autorizzazionedell’editore. Il materiale ricevuto anche se non pubblicato non si restituisce. Questo numero è illustrato con opere di Lucianella CafagnaUfficio abbonamenti Roberto RossiAbbonamento cartaceo annuale € 50Abbonamento cartaceo sostenitore € 150Abbonamento in pdf annuale € 25Singolo numero in pdf € 5Per sottoscrivere o rinnovare l'abbonamento con carta di credito o prepagata sul sito:mondoperaio.netoppure tramite c/c postale n. 87291001intestato a Nuova Editrice Mondoperaio srlVia di Santa Caterina da Siena, 57 - 00186 Romaoppure bonifico bancario codiceIBAN IT46 Z076 0103 2000 0008 7291 001intestato a Nuova Editrice Mondoperaio SrlAut. Trib. Roma 279/95 del 31/05/95 Questo numero è stato chiuso in tipografia il 18/06/2018 www.mondoperaio.net editoriale 3 Luigi Covatta Cambiamento in partibus infidelium 5 Tommaso Gazzolo Fascismi digitali Giulio Sapelli La casta a 5 stelle Domenico De Masi intervistato da Mario De Pizzo Il mattone e la sabbia contrappunti 19 Ugo Intini Comitato di liberazione modeste proposte 23 Riccardo Nencini Fine di un ciclo Raffaele Morese Un nuovo riformismo Vittorino Ferla I pilastri della ricostruzione Fabrizio Cicchitto Un fronte antipopulista Sandro Antoniazzi Il partito del lavoro Luigi Iorio La strada a sinistra Enzo Magaldi Un soggetto liberalsocialista memoria 43 Marco Bentivogli Pierre Carniti. Guai rassegnarsi saggi e dibattiti 45 Luigi Capogrossi Democrazie al bivio Carlo Marsili Le ragioni di Erdogan Marco Marzano Il ritorno del materialismo Gianfranco Sabattini Una lunga crisi economica Luca Tentoni Le regole e l’offerta taccuino 69 Raffaele Tedesco La politica e il politichese Nicola Savino Il latte versato Celestino Spada Informazione di servizio Giuliano Parodi La Repubblica consolare biblioteca/citazioni 75 Gennaro Acquaviva Storia di un cinquantennio Giuseppe De Rita Quel che resta della vitalità biblioteca/recensioni 93 Guido Baglioni  Autobiografia di un riformista  L’ ultima volta che in Europa occidentale un governo pro-mise di changer la vie dei propri cittadini fu nel 1981in Francia: ma ben presto Mitterrand sbarcò i comunisti evenne a più miti (e meno velleitari) consigli. Anche noi, delresto, a Rimini ci proponemmo di “governare il cambia-mento”: che - in un’epoca in cui il mondo non si ferma perchéqualcuno vuole scendere - è cosa ben diversa dall’immagi-nare di poter determinare il cambiamento attraverso ilgoverno. Non perderemo tempo, quindi, a valutare i primi atti delgoverno col parametro del cambiamento promesso. Semmai potremmo denunciare fin d’ora che essi fanno pensare piutto-sto ad una restaurazione. Che dire, per esempio, del rinviodell’erogazione del reddito di cittadinanza in attesa di molti- plicare la burocrazia dei centri per l’impiego, attraverso iquali non da oggi passa soltanto una percentuale minima delle politiche attive del lavoro? O del proposito del ministro Boni-soli di rafforzare il ruolo del “pubblico” (cioè del centralismo burocratico) in un ambito che è ancora retto dalla legge Bot-tai? Per non parlare delle intenzioni del ministro della Giusti-zia, che ci vorrebbe far tornare ad un’epoca precedente aquella di Cesare Beccaria.Conviene quindi, invece di prendere sul serio il governo delcambiamento, prendere atto del cambiamento del governo. Non solo nel suo ovvio significato letterale. Innanzituttoriguardo alle innovazioni che la sua gestazione ha introdottonella prassi istituzionale. A cominciare dalla stipula di un con-tratto fra “il signor Matteo Salvini” ed il “signor Luigi DiMaio”, come sta scritto in bell’evidenza nel frontespizio deldocumento a testimonianza del carattere quasi privatistico diun accordo che dovrebbe guidare il governo del paese: e la cuiesecuzione, forse non a caso, è stata affidata ad un docente didiritto privato (unico elemento certo del curriculum altrimentidiscusso di Giuseppe Conte). A monte un’altra vistosa anomalia, che se fosse stato giàabrogato l’articolo 67 della Costituzione giustificherebbe ilricorso ad un recall  di massa: nei confronti degli eletti delM5s, i quali si erano impegnati coi cittadini a non stringerealleanze con gli esecrati partiti; e soprattutto nei confrontidegli eletti della Lega, il cui seggio è stato assicurato da unacoalizione in seno alla quale uno dei soggetti coalizzati hasubito una discriminazione preventiva a cui Salvini si è pie-gato volentieri: mentre in un primo momento non si è piegatoalla legittima discriminazione, da parte del capo dello Stato,di un dinosauro della prima Repubblica designato alla succes-sione di Padoan. In questo caso, però, Salvini e Di Maio hanno l’attenuante diessere risaliti alle proprie radici dialettali: Salvini alla figuradel Tecoppa, Di Maio a quella del guappo di cartone. Nel girodi ventiquattr’ore, infatti, hanno rinfoderato la sciabola del-l’ impeachment  , hanno smobilitato le piazze, ed hanno accet-tato che a via XX Settembre andasse un craxiano come Tria.E se è ovvio che per noi quello di “craxiano” non è un epitetooffensivo, è comunque interessante notare come cospicue porzioni del nostro establishment siano state fulminate sullavia di Damasco per mettersi in fila in cerca di un incarico digoverno o di sottogoverno. Gramsci avrebbe parlato di sov-versivismo delle classi dirigenti, ma forse per spiegare ilfenomeno basta Guicciardini. Ora, in attesa che qualcuno definisca “un mariuolo” l’avvo-cato Lanzalone, c’è chi sta facendo una scorpacciata di popcorn. Noi invece – anche con l’aiuto di testimoni eccellenti -ci siamo avventurati in partibus infidelium  per capire meglioquali pericoli stia correndo la democrazia italiana: e se allafine abbiamo dovuto confermare la diagnosi che formulammogià nel 2013, la colpa non è nostra, ed il merito è dell’acumecon cui Tommaso Gazzolo, ora come allora, demistifica lespoglie di un preteso populismo per mettere a nudo le traccedi un fascismo del XXI secolo.  Non tutti, per fortuna, nell’area dell’opposizione si ingozzanodi pop corn. C’è anche chi –in attesa che il Pd decida se i 5stelle sono sostanza o accidente, e Forza Italia decida di sve-lare il gioco delle tre carte con cui Salvini sta celebrando ilsuo recente acculturamento al Sud – rifiuta di scegliere fra la  / / 3  / / >>>> editoriale mondoperaio 4-5/2018  / / / / editoriale Cambiamento >>>> Luigi Covatta   / / 4  / /  peste e il colera ed intraprende iniziative volte alla rigenera-zione di un sistema politico che mai come in questo momento boccheggia alla canna del gas.Si tratta, del resto, di un sistema politico di cartapesta messosu alla bell’e meglio dopo il falò che aveva distrutto la Repub- blica dei partiti. Già non resse alla prima prova, quando qual-cuno ritenne che la Lega fosse “una costola della sinistra” perché aveva provocato la crisi del primo governo Berlu-sconi. Né ha retto alla prova con la formazione, dieci anni fa,di un partito che avrebbe dovuto essere il “dirimpettaio diBerlusconi”, e che alla fine non ha tollerato una leadershipforte come quella di Matteo Renzi: fino a disertare le battaglieriformiste da lui ingaggiate sui temi del mercato del lavoro,della scuola e del rinnovamento delle istituzioni.Del resto in epoca non sospetta - dopo il successo del Pd alleelezioni europee - avevamo osservato che quello che man-cava a Renzi era un partito degno di questo nome. Ed ora,forse perché abbiamo una certa esperienza di capri espiatori,non abbiamo cambiato idea e diffidiamo dei molti che si sonoaffrettati a colpirlo col calcio dell’asino, affannandosi in undibattito autoreferenziale alimentato dall’illusione che dopo ilterremoto il Pd possa rinascere dov’era e com’era solo archi-viando la sua figura. Non diffidiamo, invece, delle “modeste proposte” che ospi-tiamo di seguito, e che tutte intendono voltare pagina rispettoalle pretese da Grande Serbia con cui il Pd ha esercitato – anche in occasione delle elezioni del 4 marzo – il suo poteredi coalizione: e che tutte intendono rivalutare il dialogosociale, anche promuovendo il rinnovamento di corpi inter-medi ormai in gran parte burocratizzati e devitalizzati nonsolo per colpa della disintermediazione prodotta dal web. Nei giorni scorsi ci ha lasciato Pierre Carniti, che nelle pagineche seguono viene ricordato da uno dei più degni fra i suoisuccessori. Chi scrive perde un maestro che incontrò a Milanocinquant’anni fa, quando sosteneva l’elezione di RiccardoLombardi messa in forse dai signori delle preferenze del Psdi:e che quattro anni dopo lo spinse ad aderire al Psi con Labor,Acquaviva e tanti altri. L’ultimo suo atto pubblico è stata unalettera indirizzata ai vertici di Cgil, Cisl e Uil perché reagis-sero alla minaccia dei 5 stelle riguardo all’autonomia del sin-dacato, autonomia di cui fu sempre geloso custode: il che nongli impedì di svolgere un ruolo politico di primo piano sia nel-l’indirizzare verso porti sicuri le forze che man mano si eman-cipavano dal collateralismo verso la Dc, sia nel guidare in prima persona battaglie riformiste come quella sulla scalamobile, che segnò irreversibilmente il declino dell’egemoniadel Pci sul mondo del lavoro. Ed è anche in suo nome checombatteremo la battaglia che ci attende nei prossimi mesi, eche intendiamo affrontare con tutti i volenterosi che, comenoi, ritengono che la società aperta sia l’ambiente più adattoall’affermarsi della giustizia sociale, e che non hanno paura disfidare la demagogia dilagante. mondoperaio 4-5/2018  / / / / editoriale
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